Dove, correndo dietro a tante fanfaluche, si disquisisce sopra i massimi sistemi, senza venirne a capo
giovedì 27 settembre 2012
Quousque tandem...
Da che parte sto? Mah, so solo che se ci fosse un Assange in più e un Sallusti di meno vivremmo tutti in un mondo migliore...
lunedì 18 giugno 2012
L'insonnia dell'empereur
giovedì 1 marzo 2012
Cani veneziani

martedì 28 febbraio 2012
Buffon, le pagliuzze e le travi
venerdì 27 gennaio 2012
Perché ricordare
Guai a chi dimentica.
Ma evitiamo di ricordare "per non dimenticare": finiremmo per avere soltanto una ricorrenza in più nel calendario.
Evitiamo di ricordare per imposizione televisiva.
Evitiamo di ricordare per pietà, per sciacquarci le palpebre.
Evitiamo di ricordare per moda, per mostrare quanto siamo "civili", per raccogliere consensi.
Evitiamo di ricordare per chiederci anno dopo anno un motivo che - ovvio! - non c'è, per imparare da errori da noi neppure commessi: la Storia, nel suo immenso quanto vano sforzo di insegnarci qualcosa, continua a ripetersi multiforme con sempre nuovi protagonisti, proprio perché quegli errori non siamo stati noi a commetterli.
Ricordiamo per indignazione, per ricordarci che ne siamo e saremmo ancora capaci. Per mostrare che, nell'eventualità in cui le cose si ripetano, noi non staremo in silenzio a piangere altri innumerevoli elenchi da aggiungere ai memoranda.
Il ricordo è autentico solo quando non si perde nel pur utile astratto di una retorica come la mia. Il ricordo deve sapersi fare quanto più concreto, qualora se ne presenti una certo non augurabile occasione.
martedì 24 gennaio 2012
Fiat Panda - Quello che lo speaker non dice

«Ma quante Italie conosciamo! Quella dell'arte [sì, quella della Fontana del Moro sfregiata e della Casa dei Gladiatori che cade, o di quella dei conservatori che chiudono...], della grande inventiva, quella del talento costruttivo [che siamo bravissimi a far esprimere all'estero...], quella del Paese pittoresco [che ognuno dipinge come vuole...], quella dei giovani che cercano un futuro [e non lo trovano...], o quella [un tempo] capace di grandi imprese industriali. Noi possiamo scegliere quale Italia essere: è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare [e che giorno dopo giorno li aiutiamo a darci]; questo momento è quello di ripartire [dai?], ripartire nell'unico modo che conosciamo, con il nostro lavoro [quello che gli operai di Mirafiori e Termini Imerese, tra gli altri, non hanno più...] e mettendoci alla prova. Perché in Italia ogni giorno c'è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro [quello che loro non hanno più, si diceva...] il suo talento, la passione, la creatività, ma soprattutto la voglia di costruire una cosa ben fatta [con tutto il rispetto, una Panda?].
Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo»
E che dite di quelle che distruggiamo?
giovedì 17 novembre 2011
Au revoir
Evaporata in una nuvola
di seria follia, di verbi malmessi,
di nomi sconnessi e frasi profetiche.
Evaporata in un nugolo
nero, un atroce torpore di gesso,
un ameno torpore nei gesti,
che cresce e non trova più freno.
Evaporata da un nucleo
d'affetti, di chi una così
mai vorrebbe, di chi pïange
anche una così.
Evaporata, verso una nave
la cui chiglia mai nessun vide;
laddove torpori, follie e malori
cedono il palco a chi tanto agognare
celavan, a chi tanto
aspettava te sola.
giovedì 10 novembre 2011
Di cosa abbiamo bisogno

Che dire. Quello che è certo è che validi argomenti non mancano ad entrambe le ipotesi. Ma allora mi sorge spontanea una domanda: ci si è forse chiesti di cosa ha bisogno l'Italia? Ha più bisogno di far quadrare i conti, senza se e senza ma, o di ricevere finalmente uno slancio e un'attenzione più marcata al sociale e non solo alle banche? Cosa vogliamo che faccia, questo senza dubbio grande ed eminente economista? Vogliamo che ponga le basi per ridarci una Nazione, o che, non curandosi di lei, ci salvi lo Stato?
Perché ai conti non importa il come: gli basta il che.
lunedì 24 ottobre 2011
Augustinus de magno fratre - Agostino sul Grande Fratello
Seguito nel mio pontificar latinamente sulla tivù che non vorrei, avvalendomi, per una sì triste ricorrenza, del buon pater Ecclesiae Aurelio Agostino...Adventa es, aegritudo tam antiqua et umquam nova, adventa es! Et ecce nusquam eras et ego laudabam dominum et te fugebam et mea mente, quae evertere velles, beatus fruibam. Mecum non eras, et tecum non eram. Ea me tenebant longe a te, quae si in te essent, non essent. Et nunc vocas, et clamas et rumpes coleones meos, coruscas, obscuras, et laedis oculos meos, flagras et titillas spiritum, sed caveo tibi, alibi gusto et alii esurio et sitio, non tanges me, quia exarsi in pacem suam*.
***
Così sei giunta, nefandezza tanto antica e giammai nuova, così sei giunta! Ed ecco, non ti vedevo più ed io lodavo Iddio, ti fuggivo, e fruivo beato della mia mente, che violentar vorresti. Con me non eri, ed io con te non ero. Lontano da te mi tenevan le cose che, se fossero in te, non sarebbero. Ed ora gridi, mi chiami, mi rompi i coglioni, abbagli, offuschi e ledi i miei occhi, mi stuzzichi ed ardi lo spirito; ma io da te mi guardo, altrove gusto, e d'altro ho fame e sete; no, non mi tangi, ché m'infiammai della sua* pace.
* Ovvio che suam è riferito a Piero Angela...
domenica 23 ottobre 2011
Sorrisi e cazzoni
È difficile, Pierferdi, mettere in ridicolo chi ha già deciso di mettersi in ridicolo da solo. Non è certo colpa loro - di Nicolas ed Angela - se siamo ridotti così, se la nostra credibilità all'estero è pari a quella di Topo Gigio. E non sono certo loro ad aver appoggiato Berlusconi per un'intera legislatura, ad averne votato il partito due volte e ad averlo fatto per tre volte Presidente del Consiglio. Non sono certo loro ad averci ridotto in condizioni comparabili a quelle della Grecia, ad averci fatto arrivare al 75° posto nella classifica per la libertà di stampa, dietro - tra le altre - a Benin, Capo Verde, Belize e Vanuatu. Perché vedi, Pierferdi, loro sono abituati a sentire e accettare le critiche anche ben più di te, senza tantomeno ribattere a sguardi e sorrisi con vuote parole, come tanto piace a te, o con querele, come tanto piace a Silvio&co.
No, non riesco proprio a biasimarli, se non per il fatto che trovo quello sguardo e quel sorriso fin troppo veniali. E vedi, Pierferdi, è inutile incapponirsi, ed è sciagurato ergersi a paladini non dell'Italia, ma di questa Italia: perché mentre io preso per il culo non mi sento - e anzi rido con loro - tu vai difendendo cavallerescamente una laida puttana, quanto di più indifendibile, con assurde e vuote parole. Loro hanno avuto il garbo di farci notare per l'ennesima volta quanto lei - la puttana - sia messa male: ringraziarli, quantomeno, sarebbe altrettanto garbato.
martedì 18 ottobre 2011
De hominibus mulieribusque
Quando mi piglia l'indignazione verso la tivù che non vorrei, mi piglia anche un'insana forma di radicalscichismo tale da portarmi ad esprimere la mia indignazione con notevole disprezzo per chi usa il cervello "a guisa di pene canino" (alla cazzo di cane). E come Dante pontificava sul volgare in latino, allo stesso modo pontifico io sui volgari.Diceva una mia tanto vituperata insegnante: "Il cervello funziona bene, siete voi che non lo sapete usare". O forse non lo volete.
Nescio quomodo possint. Quomodo possint eo spernere vitam, ut illam in illa turpitudine iaciant; quomodo possint, alteri, eorum mentes ad oblium damnare vexareque adsentientes oculos quorum eos spectant.
Nescio quid sit videndum, quia sit videndum. Nescio quia sit cerebrum proprium delendum.
Nescio quis fuerit tam exsecrabilis, ut tam exsecrabilia crearet.
Nescio quia putet anula mea dignum videndu, docile audiendu.
Nescio, sed fieri video et excrucior.
***
Non so come possano. Come possano disprezzare la vita al punto tale da gettarla in quella sozzeria; come possano - gli altri - condannare le loro menti all'oblio e tormentare gli occhi assenzienti di chi li guarda.
Non so cosa ci sia da vedere, perché sia da vedere. Non so perché ci si debba distruggere il proprio cervello.
Non so chi possa essere stato tanto depravato, da dar vita a tanta depravazione.
Non so perché mia nonna lo giudichi degno di esser visto, innocuo al sentirlo.
Non lo so, ma vedo che accade, e me ne tormento.
P.S.: Catullo, perdonami...
sabato 15 ottobre 2011
Contra Silvium
salve, spara, questa mia nobil penna;
niente ha lei in comune con lo schioppo,
niente ti causerà; non un'antenna
capterà quel che dice il mio cantare,
per riferirlo a te, alla tua garenna,
or placido ora trucido or volgare.
Accarezzandoti, con vitrea carta
(forse c'è ancor qualcosa da lisciare?),
sguinzaglierò il mio dir acché tu parta,
non scomodando alcun treppiede o duomo.
Ormai perduta, in ogni luogo sparta,
è la tua dignità, ignobil uomo;
e van con lei le menti chiuse e vili
che giungono a libarsi del tuo pomo
di ‘concordia’ (e impunità): incivili!,
che abitino pure al tuo riparo
dimorino anche all'ombra dei tuoi fili;
tu resti e resterai un vecchio avaro,
che c’ha recato solo gran scompiglio
nella ricerca d'interesse chiaro!
Ahi povero Silvio, povero giglio,
più posa non ha né più scorre a stenti
la penna, succube del mio cipiglio.
Ahi Silvio, vituperio delle genti
del ‘Bel Paese’, ove il "sì" sona!,
poiché i Finiani a te punir son lenti,
muovansi dal Tricorno al Cadibona
e faccian siepe ad Arcore al tuo ingresso
sì che si stampi ai mur la tua persona;
ché prima che tu sia sotto processo
ne passeran di giorni, caro mio,
e forse pure quel del mio decesso:
m'accolga allor nel suo convento Iddio,
io poi m'arrangerò con mente lesta
a ricercar con gioia un loco pio
dal quale defecar sulla tua testa...
mercoledì 12 ottobre 2011
Santoni, ubriachi & co. Il lato bello di Trenitalia
ui unico effetto sortito è quello di spazientire ulteriormente il malcapitato passeggero.Ma c'è una cosa che non prevede, che è bella proprio per questo, ed è chi ti si siederà accanto. Perché gli appunti eccedono, i libri stufano, i finestrini bloccati urtano, le tendine divelte innervosiscono, ma la curiosità di farti un minimo di fattacci altrui resta. Così, quando davanti ti si piazza un santone indiano con turbante e barba da brahmino, occidentalizzato solo da una camicia e un cellulare, il tuo interesse non può fermarsi di fronte all'inverecondo odore di curry che emana. Ti accorgi così che, quasi come se volesse stare al passo con la tecnologia del tuo portatilino (che nel frattempo assorbe e decifra gli appunti mal redatti delle lezioni mattutine), cerca di contattare tutta la rubrica del suo telefono, finendo il più delle volte per ripetere invano qualche espressione hindi assimilabile ad un "Pronto?"; e che quando ti alzi per scendere lui ti sta tenendo la porta del vagone con il sorriso. Perché lui scende a Casarsa - e te l'ha ripetuto più volte.
E a sedertisi accanto non sono solo in treno, ma anche nelle panche di attesa in stazione. Chiaro, però, che alle nove di sera tanti santoni non girano. Il meglio che ti si offre è così un quarantasettenne ubriaco, per ammissione - perché dall'alito non l'avresti mai detto -, che bestemmia contro il treno in ritardo chiedendoti se arriverà mai, e mettendosi a ridere alla più seria delle risposte ("Bah, 10 minuti... Ho visto di peggio."), perché gli sembri Crozza. Scopri che abita "a duecento metri, là, sulla sinistra", cosa difficile da dimenticare dato che la ripete ad ogni fine periodo, e che non sei l'unico con cui cerca di approcciarsi: gli passa a tiro un napoletano - che ha chiuso il suo negozio di Pordenone e se ne sta tornando a casa a Conegliano - e comincia a raccontargli di quando, a duecento metri lì sulla sinistra, noleggiava macchine a 25€ all'ora ai militari del sud come lui ("Ma veramente io non sono un militare..."), per poi dirgli di come tutto è finito, più o meno così...
UBRIACO: Lavoravo e facevo soldi. Poi dichiarazione dei redditi imprecisa e pam!, 50.000€ di multa! ovinato.Andava al Casinò di Venezia, e la volta precedente gli spazzini l'avevano svegliato alle cinque del mattino sulle panchine della stazione di Santa Lucia. E sì che abitava a duecento metri, lì, sulla sinistra...
NAPOLETANO: In che senso "imprecisa"? Ma lei dichiarava?
UBRIACO: Ma no, che discorsi!, solo il 10%... Una mattina, tac!, la finanza a casa. Qua, a duecento metri sulla sinistra. E io in pigiama che vado ad aprirgli. Sono rovinato...

