sabato 23 luglio 2011

"Dio è morto"

Quanto sia attuale "Dio è morto" penso sia decisamente palese. E decisamente innegabile.«Il momento di negare tutto ciò che è falsità» persiste tuttora. Ed è proprio qui che sta il problema. Già, perché se ancora oggi è necessaro intonarla vuol dire che quella tua «generazione», caro Francesco, non era poi tanto «preparata». Che fine hanno fatto il «mondo nuovo», la «speranza appena nata»? Era davvero così «in mano» il «futuro»? Certo, avvisaglie ce ne sono state, così come ce ne sono ora. Ma forse erano solo colpi a salve, così come a salve saranno probabilmente anche quelli della mia, di generazione: tu hai prestato loro fede, io sono più cauto. E Dio continua ad essere morto.
Il dramma che affligge le canzoni e le parole che restano, in fondo, è proprio questo: perché restino, è necessario che resti anche il mondo.
Eppure pensandola così si finirebbe per condannarle ad un'esistenza meramente retorica, ovvero quanto di più lontano dalle tue pur poetiche canzoni. Il busillis è di quelli più tosti.
Forse la soluzione è proprio continuare a cantarle e a tenerle presente. Forse, e lungi da me intenti religiosi, Dio risorge solo nella misura in cui vogliamo farlo risorgere, appunto, «nel mondo che faremo»; o meglio ancora, nella misura in cui vogliamo far morire "Dio è morto". In sostanza, allora, caro Francesco, ciò a cui dobbiamo mirare è renderti - benché mi dolga - completamente inutile.

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