Sono stato al bivacco Perugini venerdì 19 agosto, assieme a mio padre. Gli ottocento metri di dislivello che lo separano dal rifugio Pordenone, e che si allungano per lo più sul ripido ghiaione del rio Montanaia, valgono veramente la pena di essere fatti. Eppure la solita nota stonata non manca mai: alle pendici del Campanile, imperversavano «cocci aguzzi di bottiglia» (non quelli metaforici di Montale), e tanto all’interno quanto all’esterno del bivacco c’era un macello di pattume e disordine. Senza contare le solite cartacce e i soliti mozziconi gettati qua e là.
Non mi è stato difficile allora comprendere cosa gridasse il Campanile, con insolito e roccioso coraggio: data anche la forma, un assordante e silente «vaffanculo». Il vaffanculo della natura all’uomo.
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